Sunny # 1
di Taiyo Matsumoto
bross. con sovraccoperta,
224 pag., b/n e col.
€ 9,90
J-Pop
Mi riesce riesce sempre difficile parlare dei fumetti che mi piacciono moltissimo: più il fumetto mi piace più, per me, ha valore e più temo di non essere in grado di comunicare questo valore ad altri. Spesso succede che rinunci in partenza a scrivere un commento proprio sui fumetti che più amo. Questa cosa mi fa sentire un po' in colpa.
Con Sunny di Taiyo Matsumoto intendo provare a non sentirmi in colpa.
Disegni
Questa volta eccezionalmente comincerò dai disegni, perché sono quelli che mi hanno colpito la prima volta che in fumetteria, pochi giorni fa, ho sfogliato questo volume dallo strano formato (cm 15x21) e, appunto, dal particolarissimo disegno. Già la copertina era, come dire, diversa dal solito: quel disegno, e la colorazione, hanno qualcosa di realistico e metaforico insieme, di malinconico e tridimensionale (pare di poterle sentire al tatto le screpolature di quelle guance rosse...) eppoi i capelli bianchi e lo sguardo serio che guarda lontano e gli occhi a mandorla...
Ho aperto il volume e mi si sono presentate davanti agli occhi le prime bellissime tavole a colori, subito dopo un bianco e nero - scusate queste mie continue sovrapposizioni - contemporaneamente realistico ed espressionista (e quanto espressivo), disegni carichi con tanto nero e un tratto deciso, talvolta sporco, ogni - ogni - volto diverso dall'altro, ogni corpo diverso dall'altro e tavole che sebbene conservino sempre una costruzione ordinata, variano continuamente in quanto a inquadrature e ripartizione delle vignette.
Ogni particolare, ogni sfumatura, sono un segno della sincerità del lavoro del mangaka, della sua dedizione; niente sembra improvvisato, tutto pare pensato per essere quanto più "vero" possibile. Forse in questo fumetto c'è, dell'autore, molto di più di quanto si possa immaginare.
Questo piccolo campionario di sciocchezze però l'ho, come dire, "razionalizzato" dopo aver letto Sunny, perché invece in fumetteria dopo aver sfogliato il volume e averne visto il prezzo e sapendo che già mi attendeva un conticino non da poco, con un po' di in-sofferenza l'ho posato di nuovo sullo scaffale sospirando la mia solita frase di circostanza: "Eh, non si può mica comprare tutto".
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Fortunatamente le recensioni del bellissimo, fondamentale blog Say Adieu to Yue mi hanno fatto capire che dovevo tornare in fumetteria e prendere il volume. (Ho fatto bene: era l'ultimo)
Perché Sunny vale ogni centesimo speso, anzi in realtà vale molto di più (e no, non ho parenti in J-Pop ^__^)
Peccato sapere in anticipo che non riuscirò minimamente a comunicare per iscritto e in degno modo quanto questo manga mi sia piaciuto, quanto mi abbia dato, quanto mi abbia divertito, fatto riflettere, commosso.
Trama (Trame)
Qui in Italia si chiamerebbe "comunità alloggio" o "casa famiglia", ossia un posto in cui, insieme a qualche adulto che bada a loro, vivono alcuni bambini, bambine, ragazze, ragazzi dei quali i genitori o parenti, non possono o non vogliono - o non devono - occuparsi. (Incidentalmente, io ci ho lavorato in un posto così: non ricordo cos'ho mangiato ieri, ma di quell'esperienza risalente a moltissimi anni fa ricordo quasi ogni minuto e i nomi di - quasi - tutti i ragazzi e le ragazze ospiti).
E' in un posto così che si svolgono le storie di Sunny, una specie di minuscolo "quasi-orfanotrofio" di periferia, come una Maison Ikkoku, ma molto più realistica e malinconica e senza l'adorabile Kyoko a spazzare eternamente il cortiletto; e la casa ha anche un nome diverso: istituto Hoshinoko.
Junsuke e il suo naso moccioso e Haruo, detto White, sono le prime persone che conosciamo, subito dopo viene Sunny, che non è esattamente una persona, ma è comunque importantissima nelle storie del volume e nelle vite dei piccoli ospiti, come vedremo. E poi arriva Sei, quello nuovo e da lì cominciano a diramarsi le storie.
Quasi tutte le età sono presenti, dalla piccolissima Shosuke che ancora traballa sulle gambette al vecchissimo direttore che pare dorma sempre e invece ascolta tutto e sorride.
C'è anche rappresentata ogni tipo di personalità, o quasi, e in quella casetta, grande non si capisce quanto, tutti si incontrano e si scontrano, strillano, piangono, giocano, ridono, mangiano, fanno un casino d'inferno.
Ogni storia del volume - sono sei capitoli - è corale anche se ogni "ospite" sembra quasi sempre perfettamente solo. Sono ragazzi e ragazze i cui genitori stanno lontani, spesso non solo in senso geografico e le figure educative dell'istituto Hoshinoko (anch'esse interessanti, ma in questo primo volume più abbozzate e in secondo piano rispetto ai bambini) non intendono, né d'altronde potrebbero, fare da rimpiazzo. E ognuno reagisce come può. Anche negando la realtà o all'opposto sprofondando in un eccesso di realismo che anticipa il cinismo degli adulti: "Figurati se torni a casa. Tu... sei stato abbandonato".
Ma ci sono anche momenti di commovente tenerezza, come il gatto morto trovato nel torrente che viene sepolto e onorato da tutti, bambini e adulti dell'istituto, ed è l'occasione per una struggente quanto inutile dichiarazione d'amore...
Capita spesso che si confondano i ruoli tra i gestori dell'istituto e i bambini ed è geniale come Matsumoto riesca con facilità a intersecare storie e situazioni le une nelle altre, al punto che alla fine della lettura di un capitolo può capitare di chiedersi quante storie si siano lette.
Capita spesso che si confondano i ruoli tra i gestori dell'istituto e i bambini ed è geniale come Matsumoto riesca con facilità a intersecare storie e situazioni le une nelle altre, al punto che alla fine della lettura di un capitolo può capitare di chiedersi quante storie si siano lette.
Tutti interagiscono continuamente con tutti in un clima di confusione - tutti strillano, ma chi ascolta? - e di grande solitudine, placata appena da piccoli gesti di solidarietà che proprio i più piccoli e i più innocenti non temono di fare, come fanno la piccola Shosuke e il gigantesco, tenerissimo Taro, un ragazzone forse molto meno handicappato di quel che sembra (il mio personaggio preferito, credo).
Ma tutti hanno una cosa in comune, oltre il sentirsi abbandonati, ed è il sognare: senza soluzione di continuità i sogni e i desideri dei bambini modificano, anche solo per qualche istante, la realtà circostante fino a che tutto - sogno e realtà - diventa una cosa sola.
Ma tutti hanno una cosa in comune, oltre il sentirsi abbandonati, ed è il sognare: senza soluzione di continuità i sogni e i desideri dei bambini modificano, anche solo per qualche istante, la realtà circostante fino a che tutto - sogno e realtà - diventa una cosa sola.
La presenza della Nissan Sunny 1200, una vecchia auto arancione arrugginita che apparentemente staziona in giardino, fa da catalizzatore ai sogni e ai desideri dei bambini, infatti Sunny va ovunque riescano a spingersi l'immaginazione e i desideri dei bambini, basta farla partire "con la forza del pensiero". Almeno per un po'.
Le relazioni con gli altri bambini e ragazzi - e in generale col mondo "esterno" - non sono facili, gli ospiti dell'istituto Hoshinoko non sono "figli di casa" come gli altri bambini che vivono nelle loro case coi loro genitori.
(Come dicevo, ci ho lavorato in comunità alloggio e le cose vanno proprio così.)
(Come dicevo, ci ho lavorato in comunità alloggio e le cose vanno proprio così.)
Anche i ragazzi più grandi sono prigionieri di una visione della vita già disillusa, come si vede nella storia di Kenji che si sente costretto a occuparsi del genitore assente, un fallito alcolista impregnato di egoismo; o come Makio, il "nipote del direttore" (o forse un ex ospite dell'istituto?) che va a trovare i bambini ed è gentile e disponibile con tutti, salvo sembrare assente e asetticamente privo di sentimenti.
Tutti/e sono feriti/e. Ma questo non significa che rinuncino a vivere o a sperare.
Infine:
Come dicevo all'inizio, per me è difficile parlare di questo manga non solo perché mi ha toccato e commosso profondamente, ma anche per la sua complessità e i suoi molteplici livelli di lettura che in queste righe temo di non essere stato in grado di spiegare o raccontare sufficientemente.
Chi ha letto sin qui forse si è fatto l'idea che Sunny sia un fumetto triste, pesante, magari un po' noioso.
Sì, è un fumetto malinconico e sì, fa molto riflettere, ma Matsumoto è così bravo e sicuro nella costruzione e nella descrizione dei personaggi (questa volta il termine "persone" non è abusato, fidatevi) che riesce a non annoiare, anzi a stimolare la curiosità del lettore e a rendere divertente - nel senso migliore e maturo del termine - e appassionante la lettura del volume, che comunque non è esente da momenti esilaranti.
Non vedo l'ora di poter leggere i prossimi volumi (a tutt'oggi in Giappone ne sono usciti tre) perché, confesso, sono già molto affezionato a tutte le persone dell'istituto Hoshinoko.
Orlando Furioso










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