H.P. Lovecraft
Da Altrove e altri racconti
di Erik Kriek
brossurato con bandelle,
112 pag., b/n
.
euro 16,00
.
Eris Edizioni
Collana Kina
.
Ero alla bella presentazione torinese di Hoarders, quando qualcuno cita un “grande maestro olandese del fumetto”.
Non
so nulla di fumetto olandese, quindi dopo la frase mi sovviene giusto
una veloce immagine mentale di canali d’acqua, sballoni nei coffee shop,
due mulini a vento e via, torno a seguire la presentazione.
Alla fine della stessa ho fatto un giro nella libreria e tra le proposte della Eris Edizioni mi è capitato in mano il volume H.P. Lovecraft – Da Altrove e altri racconti, testi e disegni dell’olandese Erik Kriek: mi basta sfogliare velocemente il volume per decidere di acquistarlo e per capire che il grande maestro cui si accennava poco fa è proprio lui.
Una piccola premessa. Sono affascinato da H.P. Lovecraft
sin da quando, poco più che decenne, venni trovato da mio padre mentre
stavo sotto le coperte del mio letto, in lacrime per la paura: in una
mano avevo la torcia elettrica, nell’altra una vecchia raccolta di
racconti di Lovecraft capitata in casa chissà come.
Ho letto
tutti i racconti di Lovecraft pubblicati in italiano e do ragione allo
sceneggiatore cinematografico Gerard Soeteman che nell’introduzione al
volume di cui sto per andare a parlare sostiene che “disegnare”
Lovecraft è assai difficile.
Gran parte dell’atmosfera di
terrore creata dai racconti dello scrittore di Providence si basa sul
non detto, sul non descritto. Chi legge Lovecraft lo sa bene: è la
nostra immaginazione a completare il lavoro.
Tutto
ciò però non ha mai scoraggiato gli autori di fumetti a cimentarsi in
riduzioni a fumetti più o meno riuscite dei racconti di Lovecraft e
abbiamo avuto occasione di vederne i frutti anche qui da noi in alcune
deliziose antologie uscite negli Anni 60 e 70, presentate dal famoso Zio Tibia [1].
Dunque
i fumetti di riferimento per questo tipo di terrore erano e restano
quelli della gloriosa e famigerata casa editrice americana EC Comics di cui ci siamo occupati in questo stesso blog qualche tempo fa [2].
Dopo questa lunghissima premessa, possiamo dire che il risultato raggiunto da Erik Kriek col presente volume H.P. Lovecraft – Da Altrove e altri racconti è perfettamente riuscito, godibilissimo, graficamente superbo, coinvolgente e spaventoso.
I racconti selezionati sono cinque: il primo è il breve (sei tavole) L’Estraneo; si prosegue con le venticinque tavole de Il Colore venuto dallo Spazio; ancora sei tavole per Dagon; penultimo racconto è Da Altrove (nove tavole) e infine il lungo La Maschera di Innsmouth, di 43 tavole.
Con L’Estraneo
l’autore ci conduce subito nelle claustrofobiche e orrorifiche
atmosfere di Lovecraft: il primo, breve racconto è infatti uno
strisciante ammasso di ambiguità, sia grafiche che narrative. Sebbene
come tematiche e colpo di scena finale sia l’unico racconto del volume
che avrebbe potuto introdurre un qualsiasi volumetto EC Comics
di una sessantina d’anni fa senza scomodare lo scrittore di Providence
in persona, fa comunque da perfetto apripista. Rispetto alle successive
storie L’Estraneo è quello che meno sviluppa le tematiche
lovecraftiane, che saranno invece massicciamente presenti nei quattro
bellissimi racconti successivi. Non a caso in un elenco di opere
“accettate” (ossia “degne”) compilato da Lovecraft stesso, L’Estraneo non vi figura. (Vi compaiono invece tutti gli altri quattro racconti del volume.)
Il
racconto dimostra fin da subito la grande caratura artistica di Kriek.
Anzi, prima ancora del primo racconto una semplicemente splendida doppia
tavola dal forte sapore kirbyano ci fa subito comprendere che ci troviamo di fronte a un grande del fumetto.
Lo
splendido segno di Kriek, dominato dai neri e dalle tonalità scure del
grigio, è caldo, buio e soffocante proprio come le storie che qui
raffigura. Il suo stile rimanda volutamente a quello dei grandi
disegnatori della EC Comics (Wally Wood, Al Williamson, Al
Feldstein, John Severin e molti altri) e come questi ultimi risulta
evocativo, caricaturale, grottesco.
Kriek dimostra di trovarsi
perfettamente a suo agio in questo tipo di atmosfere, nelle quali chi
legge riesce a calarsi senza alcuna fatica.
Il secondo racconto, Il Colore venuto dallo Spazio, che narra dei devastanti effetti che un misterioso oggetto provoca cadendo dal cielo, permette all’autore di immergersi completamente nelle tematiche più squisitamente lovecraftiane, che prevedono tra le altre cose la totale assenza di qualsivoglia speranza di uscita dall’orrore nel quale l’umanità è, spesso inconsapevolmente, immersa. Altra faccia della medaglia è l’incredulità del singolo quando non della massa, l’aggrapparsi al “buon senso comune” del quale l’autore dimostra la completa inefficacia. Nei racconti di questo volume, così come in tutti i racconti di Lovecraft, ogni traccia di “buon senso” viene scardinata dall’incredibile quantità di orrore in cui i protagonisti, e di conseguenza l’intero mondo, vengono precipitati.
Gli
orrori di Lovecraft non vengono sempre descritti nei loro macabri e
raccapriccianti dettagli: come si diceva più sopra, grande spazio e
lavoro vengono lasciati all’immaginazione di chi legge.
Così non è in Dagon,
terzo racconto del volume, nel quale l’orrore ha forme e dimensioni
definite: anche se Krieg non insiste più del dovuto sulla descrizione,
l’impatto col mostruoso e con la conseguente paura è fortissimo e
sobbalzare sulla poltrona mentre si legge è una reazione da tenere
assolutamente in considerazione.
Da Altrove, quarto e penultimo racconto, affronta uno dei temi più cari allo scrittore di Providence: quello della totale sfiducia nel progresso tecnologico e scientifico. Nessun macchinario o aggeggio tecnologicamente progredito potrà infatti salvare l’umanità dall’orrendo destino che la attende. Nulla può allontanarci o nasconderci dall’orrore senza nome, perché Esso è già qui, è sempre stato qui e sarà sempre qui. Si tratta solo di aspettare… Gli stessi nostri sensi umani non sono altro che porte ancora semichiuse, ma pronte a spalancarsi a visioni d’inferno e d’orrore dalle quali non esiste salvezza. Tantomeno potrà servire il fingere che nulla di tutto ciò esista. Noi non siamo soli.
L’ultimo racconto, La Maschera di Innsmouth,
è il più lungo della raccolta ed è quello che più lentamente, ma non
meno inesorabilmente, ci fa scivolare - strisciare, meglio - nella
follia. Il protagonista del racconto decide di festeggiare il suo
ventunesimo compleanno facendo un viaggio nel New England, facendo una
tappa ad Arkham. Avendo sfortunatamente perso il treno per Arkham, il nostro decide di recarsi in autobus presso la vicina e misteriosa cittadina di Innsmouth, che stranamente non compare in alcuna piantina o mappa.
Comincerà
così un vortice di strani incontri con strane “persone”, in una
sarabanda di orrore che condurrà il protagonista alla disperata
accettazione del suo destino, scritto da sempre ma di cui egli non aveva
mai preso coscienza.
E’ questo, a mio parere, il racconto in cui maggiore e più efficace è l’inquietante intersezione tra “normale” e “altro”,
in cui l’alterità non può che essere mostruosa, pessimisticamente e
irrimediabilmente orrorifica e lontanissima da una qualsiasi
comprensione di tipo umano.
Nel complesso, un volume che non esito a definire splendido e prezioso, contenente dosi di emozioni nettamente superiori alla media. Non consigliato a chi non ama l’orrore e a chi, in generale, non prova piacere nel confrontarsi col perturbante, a chi non ama atmosfere claustrofobiche ed opprimenti. Ma attenzione a non perdere, per una questione di “genere” (o di paura, fate voi…) il piacere di godere dell’opera di un grande disegnatore!
Meritano una menzione la splendida carta e l’eccellente qualità di stampa, graditissime doti che evidentemente accomunano tutti i volumi a fumetti della Eris Edizioni.
Infine: a questa pagina si trova un bel video di Erik Kriek
che disegna; il fatto che il (poco) testo sia in olandese non inficia
minimamente la bellezza delle immagini e il loro essere molto
interessanti.
(E se si digita Erik Kriek su youtube si
trovano altri bei video a tema che fanno venir voglia che qualcuno
traduca e pubblichi quanto prima in Italia i suoi lavori!)
Orlando Furioso
Note:
[1] Come ad esempio: "Le Spiacevoli Notti di Zio Tibia" (Oscar Mondadori n. 221, del 14 luglio 1969; o "Zio Tibia Colpisce Ancora" (Oscar Mondadori n. 305, del 4 luglio 1972); o ancora "Mezzanotte con Zio Tibia" (Oscar Mondadori n. 401, del 29 maggio 1974)
[2] Il meglio dei fumetti della gloriosa EC Comics è pubblicato in Italia dalla torinese 001 Edizioni.
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